La corona immunitaria del virus / ipotesi di mappa concettuale

Non c’è dubbio che stiamo vivendo un momento di profonda e inedita destabilizzazione di tutto il paese/mondo.

Non è una novità per l’umanità.
Non è una novità per la Vita sulla Terra.

Ma il contagio, la malattia, la morte rappresentano il grande tema filosofico, esistenziale dell’essere umano.
Angoscia esistenziale, paura della sofferenza, ansia per il futuro, diffidenza verso l’Altro, terrore della morte: questi sono i temi che l’umanità affronta ogni giorno individualmente e ciclicamente in modo collettivo.

Siamo in piena epidemia (o pandemia), forse.
Ancora non sappiamo in che fase di questo periodo siamo.
In realtà non sappiamo molte cose di questo periodo.
Altre invece sono molto chiare e sotto gli occhi di tutti.
Molte notizie, molte notizie incerte e contraddittorie.
Diverse ipotesi, diverse ipotesi contraddittorie.

Intanto siamo sotto un bombardamento mediatico.

L’ansia e la paura crescono e questo non fa bene al nostro sistema respiratorio, il polmone si deprime così come il sistema immunitario.
La paura e l’ansia collettiva sono contagiose e pericolose.
La popolazione riduce le capacità di difesa e come un gregge di pecore circondate da un branco di lupi si disorienta e perde il controllo.

Addirittura la risposta immunitaria può essere eccessiva rispetto alla norma e scatenare a cascata una serie di conseguenze nefaste.

Ci sono molte cose che un giorno speriamo di poter sapere e capire.
Forse ci serviranno per migliorarci e garantire un futuro sostenibile per le nuove generazioni.
Certamente non potremo/dovremo essere più gli stessi.
Non potremo più continuare a dominare e devastare il Pianeta, illudendoci di restarne “immuni”. Non abbiamo i giusti anticorpi.
Gli anticorpi di giustizia e di rispetto verso le tante forme di alterità vivente.

Abbiamo reazioni immunitarie squilibrate, esagerate, disordinate.

Le “nuove” e diffuse malattie autoimmuni ce lo ricordano, così come gli intimi meccanismi fisiopatologici (cytokine storm, tempesta di citochine) che sembrano essere alla base delle gravi insufficienze respiratorie (polmoniti interstiziali) causate da questo covid 19.

Non potremo più chiudere gli occhi. Il virus con la corona ci sta indicando che dobbiamo cambiare rotta.

Questo virus colpisce i polmoni. Il focus è sulla respirazione, sull’ossigenazione.
Sul meccanismo più intimo della nostra sopravvivenza.

Dunque è abbastanza semplice allargare lo sguardo e assumere l’analogia tra quello che capita nel singolo individuo e quello che stiamo causando come specie sul pianeta.

deforestazioneIl virus sta a noi e al nostro sistema respiratorio come noi stiamo al pianeta e ai suoi polmoni verdi, le foreste. Non stiamo forse agendo su queste ultime allo stesso modo con il quale il virus si comporta con i nostri polmoni? Non è abbastanza evidente questa similitudine?

Noi leviamo ossigeno al pianeta e il virus lo leva a noi. È così difficile capire qual è la direzione giusta da prendere e le misure immediate da adottare?
La piantiamo di abbattere (piante e animale) e vogliamo iniziare a piantare alberi?
Gli effetti benefici delle piante sono noti a tutti e non è qui il caso di ricordarli.
Le piante (che ricordiamo occupano il 99,5% della massa vivente sul Pianeta¹) sono vitali per tutti gli animali. È la prima lezione che si studia a scuola quando si fa biologia.
Se chiedessimo a un bambino di 5 anni cosa farebbe per il pianeta lo saprebbe.

Il perché noi, umani adulti, pur sapendo di sbagliare e pur conoscendo le soluzioni giuste, non cambiamo e né le realizziamo, resta un mistero antropologico da risolvere.
Le vere cause, quindi, sono quasi certamente legate alla rottura del nostro equilibrio con gli ecosistemi naturali e con molte specie di animali non umani.

In particolare, il cosiddetto “salto di specie” (l’ormai noto spillover²) è con ogni probabilità legato alla cattura, trasporto, commercio (spesso illegale), macellazione e ingestione di animali  selvatici (o parti di essi) in promiscua commistione con quelli domestici in luoghi (mercati, etc.), di inverosimili condizioni igienico-sanitarie oltre che di assoluta mancanza di rispetto e compassione per gli esseri viventi/senzienti venduti e spesso brutalmente uccisi e cucinati (anche vivi) sul posto.

A tutto ciò vanno aggiunte le profonde alterazioni di ecosistemi sensibili, la riduzione di biodiversità, la deforestazione selvaggia e, sullo sfondo, il gravissimo e planetario scenario dei cambiamenti climatici che, pur essendo il problema più grave che l’umanità dovrà affrontare in senso globale, non sembra suscitare lo stesso interesse che stiamo dedicando per la circolazione del nuovo coronavirus.

Ma è nella relazione tra l’umano e gli altri animali che gli aspetti sanitari si intrecciano con quelli etici, ambientali, conservazionistici, economici e culturali.
Questo è un grave problema di cui non sarà mai abbastanza l’attenzione che dovremo riporvi.

Come scrive David Quammen in Spillover (p. 42) “Che sia chiaro da subito: c’è una correlazione tra queste malattie che saltano fuori una dopo l’altra, e non si tratta di meri accidenti ma di conseguenze non volute di nostre azioni. Sono lo specchio di due crisi planetarie convergenti: una ecologica e una sanitaria”.

wwf_pandemia_infografica_1Ormai è scientificamente provato che “circa il 70% delle malattie infettive emergenti e quasi tutte le pandemie recenti, hanno origine negli animali (la maggior parte nella fauna selvatica) e la loro emergenza deriva da complesse interazioni tra animali selvatici e /o domestici e umani” (https://www.perunaltracitta.org/2020/03/16/non-andra-tutto-bene/).

Se ne parla poco in termini di “vere cause” perché si tratta di un tabù culturale ed economico che siamo restii ad affrontare.

Alla radice di tutto ciò si pone un atteggiamento di Homo sapiens definito “carnismo” (terminologia introdotta dalla sociopsicologa Melanie Joy) con il quale si indica “quel sistema di credenze che condizionano nel mangiare certi animali (…), un’ideologia particolarmente refrattaria a un esame approfondito”.³

Attorno a questo atteggiamento esiste una robusta cornice antropologica, filosofica, psicologica, economica, culturale, scientifica, giuridica e politica che lo sostiene e lo giustifica. Ciò rende spesso difficile ogni tentativo di discussione, analisi critica e volontà di risoluzione.

Ma intanto ci sono i morti.
Quelli “per” e quelli “con” il coronavirus.
Un giorno forse lo capiremo meglio.

Ma intanto i morti richiedono rispetto, silenzio, onore.
Affinché questi uomini (70%) e donne non siano morti invano, è nostro dovere morale fare qualcosa, fare un passo avanti.
Ma non un giorno chissà quando. Non un domani lontano o vicino che sia.

Oggi dobbiamo fare questo passo avanti. Ora dobbiamo pensare a come non essere più gli stessi. Altrimenti queste persone sono morte inutilmente e questa tragica vicenda non ci avrà insegnato nulla.
Dobbiamo realizzare ora di cambiare molti dei nostri modi di pensare e di agire.
Non dobbiamo perdere tempo. Ora è il momento di pianificare il futuro. Di reinventare il nostro futuro. Di non farci riassorbire dalla routine, dall’apatia, dai falsi miti, dalla falsa felicità e benessere.

Le sirene sono in agguato e sappiamo bene che non siamo ben protetti per restarne indifferenti. Siamo fragili. Siamo deboli. Siamo insicuri.

Siamo vissuti per troppo tempo nel benessere materiale individuale a discapito di molti altri nostri simili e di altre specie viventi che reclamano, direttamente o indirettamente, giustizia ed equità di ogni tipo.
Rischiamo di ricadere nel pozzo e di continuare a vedere solo un pezzetto di cielo.

Abbiamo sperimentato varie cose in questo periodo.
Guardiamo gli aspetti postivi.

Abbiamo sperimentato che rallentare, fermarsi è possibile.
Che arrestare (!) certe attività dell’umano significa osservare in tempi rapidi benefici visibili per l’ambiente e per gli altri viventi che stanno conoscendo un inaspettato momento di tregua.
Restiamo vigili e osserviamo con attenzione i segnali della natura che non aspetta altro di vederci rallentare.

Le malattie non sono un cataclisma che ci arriva da un pianeta lontano o uscite fuori da un buco nero dell’universo per colpire l’umanità a casaccio. Le cosiddette malattie si manifestano per indicare, a chi ha occhi e cervello per vedere e capire, che abbiamo sbagliato strada.
Senza malattie, ovvero senza quei segnali che chiamiamo malattie, non potremmo avere consapevolezza di doverci fermare e migliorare la rotta.

Le epidemie da microrganismi (ci sono anche altre forme di malattie epidemiche non da agenti infettivi) non sono il vero problema ma evidenziano “un” problema la cui radice è quasi sempre riconducibile alle azioni dell’umano nei confronti dell’ambiente e degli altri esseri viventi.

E allora che fare, oltre a limitare gli spostamenti, lavarci le mani e stare a distanza dai nostri simili?

A quali azioni di prevenzione attiva dobbiamo pensare per riequilibrare la nostra esistenza e rinforzare i nostri sistemi Psico-Neuro-Endocrini-Immunitari (PNEI)?

Ecco che abbiamo pensato: su cosa potremmo lavorare per migliorare noi stessi e le nostre comunità e quindi il nostro pianeta?
Abbiamo predisposto una mappa concettuale di punti da sviluppare, sicuramente incompleta e perfettibile. Una lista di temi sui quali ci piacerebbe lavorare e approfondire.

Cose semplici da poter fare subito e altre da realizzare in tempi più lunghi.

Lo scopo ultimo è semplice: rendere tutti noi più felici in modo da affrontare ogni incontro, confronto, sfida, difficoltà con qualsiasi alterità vivente un motivo di perfezionamento.

E questo, per ragioni evidenti.


La corona immunitaria del virus
Un’ipotesi di mappa concettuale
Comunità Interspecifica Ondamica

20 marzo 2020, Equinozio di primavera


¹) S. Mancuso, Verde brillante, Giunti 2013, p. 35 

²) D. Quammen, Spillover, Adelphi 2014

³) M. Joy, Perché amiamo i cani, mangiamo i maiali e indossiamo le mucche. Un’introduzione al carnismo e un processo alla cultura della carne e alla sua industria, Sonda 2012.

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