Il vero costo della carne

Sveliamo i retroscena dei sussidi nel settore agricolo.

Uno dei fattori più importanti che influenzano la produzione alimentare nazionale e mondiale è la quantità di denaro che i governi pagano in sovvenzioni agli agricoltori. Attualmente questo sistema è fortemente sbilanciato verso l’industria degli allevamenti, la zootecnia, rendendo così artificialmente basso il costo della carne.

I soldi delle tasse pagano gli allevatori affinche’ usino e abusino degli animali, facendo andare in attivo queste imprese: senza i sussidi, invece, il costo reale della produzione della carne porterebbe queste aziende in perdita netta.

C’è qualcosa che non funziona, se la vita di un pollo è ridotta al cartellino del prezzo e questo prezzo è inferiore a quello di un cestino di fragole: bisogna cominciare a chiedersi come e perché.

Se il governo smettesse di pagare ingenti somme di denaro agli allevatori e redistribuisse questi fondi a coloro che desiderano coltivare frutta, verdura e altri vegetali per il consumo umano, molti dei problemi alimentari del mondo scomparirebbero (e con essi l’impatto negativo sull’ambiente e sulla vita degli animali).

L’Atlante della carne

L’Atlante della carne (Meat Atlas) è uno degli studi più affascinanti sulle industrie agricole mondiali mai pubblicato. Evidenzia quanto denaro viene indirizzato all zootecnia nel mondo, e come questo stia facendo scendere i prezzi della carne ben più di quanto accadrebbe in una economia naturale. Barbara Unmüßig, presidente della Fondazione Heinrich Böll, che ha creato questo dossier, afferma: “In molti paesi, i consumatori sono stufi di essere ingannati dal settore agroalimentare. Invece di utilizzare il denaro pubblico per sovvenzionare allevamenti intensivi – come negli Stati Uniti e nell’Unione Europea – i consumatori vogliono politiche ragionevoli che promuovano una produzione ecologicamente, socialmente ed eticamente sana”. Quindi, chi sta beneficiando dei sussidi, e come vengono spesi questi soldi?

Sovvenzioni dirette alla carne

Molti governi sovvenzionano direttamente le imprese di zootecnia pagando gli allevatori per ogni animale che possiedono, fornendo ben il 40 per cento del costo di nuove stalle e sovvenzionando direttamente le imprese di colture foraggere (che rendono i costi dei mangimi animali molto più bassi per gli agricoltori). Le somme di cui stiamo parlando sono shoccanti e “tali sussidi sono spesso distribuiti secondo il motto: più grande è la società, maggiore è il sussidio”. Questo significa che ingenti somme di denaro vengono pagate alle grandi multinazionali, aiutandole ad aumentare i loro profitti, mentre allo stesso tempo si condannano sempre più animali alle terribili condizioni di questi allevamenti intensivi.

Questa immagine mostra le cifre stimate nel Meat Atlas e dimostra esattamente quanto denaro pubblico viene pompato nei diversi settori della zootecnia. Come si puo’ vedere, le industrie piu’ intensive, per terreno e risorse, hanno richiesto i sussidi più alti a proprio sostegno: il settore bovino ha risucchiato 18 miliardi di dollari, l’industria del latte 15,3 miliardi e l’industria della carne di maiale 7,3 miliardi.

Questi costi si basano solo sui sussidi diretti corrisposti agli agricoltori nei paesi OCSE, per animali e mangimi, e non tengono conto di innumerevoli altri modi in cui le imprese sono indirettamente finanziate, tramite riduzione delle aliquote fiscali, costi assistiti di trasporto e spedizione, e miglioramento delle infrastrutture locali, tutto previsto perché le attività abbiano successo.

I costi ambientali nascosti

Un altro costo nascosto associato alla zootecnia è l’immenso impatto negativo sull’ambiente. Non è un segreto che le Nazioni Unite e altri abbiano ampiamente riconosciuto che le pratiche di allevamento sono responsabili di danni ambientali e distruzione sempre crescenti. Sicuramente se i governi volessero sul serio influire sul cambiamento climatico, esaminerebbero la montagna di prove a sostegno dell’idea che gli allevamenti sono molto più distruttivi e inquinanti delle coltivazionie di cereali, frutta e verdura, e sosterrebbero scelte alimentari più ecocompatibili e sostenibili.

L’alternativa

Le nostre pratiche agricole hanno bisogno di un ripensamento radicale se vogliamo avere una possibilità di creare un sistema alimentare più sostenibile.

Se smettessimo di sovvenzionare un settore crudele e disumano e invece sovvenzionassimo la coltivazione di frutta e verdura, tutti ne raccogliebbero i benefici. Piuttosto che restare bloccati in un sistema iniquo e ingiusto, che mette barriere tra la gente e la sua capacità di accedere a frutta e verdura fresca, eliminare i sussidi ai prodotti di origine animale potrebbe letteralmente creare una rivoluzione alimentare globale, che potrebbe trasformare le nostre vite, in tutto il mondo.

Fonte:
Abigail Geer, The True Cost of Meat: Demystifying Agricultural Subsidies, Care2, 15 maggio 2014

Traduzione a cura di Teresa Sassani

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